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Coloro che videro il cielo e che mai lo dimenticarono

«Oggi si dà alla parola diverso una dimensione fisica o psichica limitata alla sfera affettiva, personale. I veri diversi per mia esperienza sono altri, e sono di sempre: sono i cercatori di identità, propria e collettiva, e nazionale, e d’anima. Coloro che videro il cielo e che mai lo dimenticarono, che parlarono al di sopra dell’emozione, dove l’anima è calma. Che non credono, o credono poco, ai partiti, le classi, i confini, le barriere, le fazioni, le armi, le guerre. Che nel denaro non hanno posto alcuna parte dell’anima, e quindi sono incomparabili. Quelli che vedono il dolore, l’abuso; vedono la bontà o l’iniquità, dovunque siano, e sentono come dovere il parlarne. I cercatori di silenzio, di spazio, di notte, che è intorno al mondo, di luce, che è intorno al cuore».

— Anna Maria Ortese “Corpo Celeste” febbraio 1980

Cosa devono imparare gli editori italiani da Upworthy?

Lo scorso otto­bre il Gruppo Espresso ha lan­ciato un nuovo sito 3nz.it pen­sato per “Video virali, tren­ding topic, temi caldi social e con­te­nuti popo­lari da con­di­vi­dere e com­men­tare con gli amici” come si legge nella sua pre­sen­ta­zione su Twit­ter. Va detto che in realtà il pro­getto non si pre­fi­gura come sito di infor­ma­zione (gior­na­li­stica quan­to­meno) ed è stato avviato senza cla­mori, più come stru­mento – ci sem­bra di capire – per stu­diare moda­lità e stra­te­gie per la vira­liz­za­zione dei con­te­nuti. [Qui comun­que potete leg­gere un’intervista con il respon­sa­bile del pro­getto Ales­sio Balbi sul sito inglese Journalism.co.uk: Why Gruppo Espresso built a publi­shing ‘play­ground’]

Quello che imme­dia­ta­mente pos­siamo notare è che 3nz.it è sotto più di un aspetto una “foto­co­pia” di Upwor­thy, sito che ha fatto molto par­lare di sé in que­sti ultimi due anni per i numeri da capo­giro otte­nuti – 87 milioni di utenti unici il mese – sia per le cri­ti­che rice­vute in merito all’uso spre­giu­di­cato dei click-bait. Cosa fa Upwor­thy?  Ri-utilizza con­te­nuti esi­stenti (molti da video presi su You­Tube) e li “rim­pac­chetta” abil­mente con nuovi titoli stu­diati ad hoc per la con­di­vi­sione sui social media.

Ed è esat­ta­mente quello che fa, più o meno, anche 3nz.it, adot­tando del più cele­bre modello ame­ri­cano la stessa tec­nica di tito­la­zione (per dare un’idea con­fron­tate ad esem­pio que­sto titolo di Upwor­thy “Que­sto bam­bino di 4 anni fa delle cose tenere. Ma il motivo per cui le fa spezza il cuore” con que­sto di 3nz.it “L’amore puro: se avete dimen­ti­cato cosa sia, sen­tite come lo rac­con­tano i bam­bini”)  la strut­tura del sito (con immagini/articolo dispo­ste a scac­chiera e gerar­chia ridotta al minimo) e addi­rit­tura, anche lo stesso colore aran­cione che carat­te­rizza per entrambe la gra­fica e il logo. Va detto che l’abilità straor­di­na­ria dei cura­tori di Upwor­thy è quella di sco­vare anche con­te­nuti poco visti capen­done le poten­zia­lità ren­den­doli virali a dif­fe­renza — almeno per il momento — dell’esperimento ita­liano che si con­cen­tra uni­ca­mente sul caval­care i trend topic già affer­mati (con una pro­pen­sione, ci sem­bra, alla “puc­cio­sità” melensa deci­sa­mente marcata).

Domanda: ma per­ché un gruppo edi­to­riale come l’Espresso dovrebbe guar­dare a un sito così par­ti­co­lare e non pro­pria­mente di infor­ma­zione gior­na­li­stica come Upwor­thy?

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